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redazione |
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Daniele De Angelis
Riccardo Fabiani
Loris Ferri
Simone Gallinella (Dir. resp.)
Fabio Monti
Davide Nota
Gianluca Pulsoni
Luigi-Alberto Sanchi
Stefano Sanchini
hanno collaborato:
Augusto Amabili
Danni Antonello
Matteo Boscarol
Franco Buffoni
Serse Cardellini
Furio Colombo
Gianni D’Elia
Marco Di Salvatore
Fabio Franzin
Massimo Gezzi
Raimondo Iemma
Simone Lago
Franca Mancinelli
Giampiero Marano
Francesco Marotta
Francesco Martini
Emiliano Michelini
Aymeric Monville
Claudia Ortenzi
Umberto Pascali
Giovanni Pellegrino
Enrico Piergallini
Andrea Ponso
Marwan Rashed
Flavio Santi
Gisella Speranza
Roberta Tarquini
Nichi Vendola
Cesare Viviani
Matteo Zattoni
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Per un’amnistia della verità. La ricerca storica di Giovanni Pellegrino e la Commissione Stragi |
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lunedì 25 febbraio 2008 |
[di Riccardo Fabiani]
Il lavoro più noto e maggiormente accreditato per
quanto riguarda la ricostruzione storiografica del periodo che va dal 1945 agli
anni ’80 è la ricerca svolta dal Senatore dell’allora PDS Giovanni Pellegrino
come presidente della Commissione d’inchiesta su terrorismo e stragi e
sintetizzato nella sua proposta di relazione finale (che però non fu approvata
dagli altri partiti) e in altri libri-intervista pubblicati negli anni
successivi. Proprio per le esigenze specifiche di una commissione che ha dovuto
abbracciare un periodo di circa 40 anni, l’opera di Pellegrino è allo stato
attuale l’unico tentativo di interpretazione sintetica (oltre che analitica)
della cosiddetta notte della Repubblica.
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Enrico Mattei: la via italiana al petrolio |
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lunedì 18 febbraio 2008 |
[di Fabio Monti]
Gianni D’Elia, all’inizio de “Il
petrolio delle stragi” (Effigie, 2006), scrive che Enrico Mattei avrà per
sempre la faccia di Gian Maria Volontè nel film di Francesco Rosi, il suo
spirito di sacrificio e il suo entusiasmo borghesi; ma, almeno per chi come me
è nato dopo il 1978, anche Aldo Moro avrà per sempre come volto la maschera
indelebile del grande istrione milanese nel film di Giuseppe Ferrara (“Il caso
Moro”, 1986), imparagonabile per impatto visivo e potenza scenica all’eterea
sagoma di Robert Herlitzka del Moro di “Buongiorno Notte” di Marco Bellocchio.
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Il mondo senza spettacolo. Poesie inedite di Matteo Zattoni |
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domenica 10 febbraio 2008 |
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[di Gianluca Pulsoni / Matteo Zattoni]
La legge della comunicazione non perdona:
occorre esserci quando ce lo chiede.
E soprattutto evitare di affrontare lo strumento più potente e immunizzante: l’ambiguità. La comunicazione è però anche legge:
ma è proprio sotto questo termine e
per dis-articolare tale equazione che la poesia “agisce”. Il mondo senza spettacolo è una silloge a firma di Matteo Zattoni. Qui
ne presentiamo sette momenti.
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venerdì 01 febbraio 2008 |
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[di Giampiero Marano]
1. In Italia
l’agonia della Western Civilization, clamorosamente preannunciata dai
due conflitti mondiali, manifesta i sintomi conclusivi, in successione
tambureggiante, tra la metà dei Settanta e i primi Ottanta. Nel volgere di
pochi anni la vittoria del no ai referendum sul divorzio e sull’aborto e
la “marcia dei quarantamila” decretano ufficialmente l’avvenuta, catastrofica
eclissi della cultura cristiano-contadina e la dissoluzione del proletariato,
quest’ultima riflesso diretto, spiega Hobsbawm (1), del neoliberismo e
dell’innovazione tecnologica.
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martedì 22 gennaio 2008 |
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[di Umberto
Pascali]
“Who killed Homer?” [Chi ha
ucciso Omero?]: questo è il titolo del celebre libro di due docenti
universitari californiani che denunciava la progressiva marginalizzazione di
Omero e dei classici greci dal sistema scolastico statunitense (Hanson e Heath,
1998). Subito dopo la sua pubblicazione, il libro superò le trentamila copie
vendute. “Homer lives!” [Omero Vive!] è invece il titolo di una recensione
polemica dello stesso libro pubblicata da The New York Review of Books (Green,
1999).
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mercoledì 16 gennaio 2008 |
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[di Luigi-Alberto Sanchi]
Mi è stato chiesto di
dar vita su questo sito ad una serie di articoli internazionali sullo stato del
Mondo, o di “geopolitica” secondo l’espressione oggi di moda. Per quanto il
tema m’interessi grandemente, non mi sento per niente un esperto in materia e a
chi volesse approfondire la conoscenza della politica internazionale
consiglierei la lettura del « Monde Déprimatique », come suona il
nomignolo scherzoso di quest’ottima pubblicazione che esprime un punto di vista
borghese illuminato, e la frequentazione dei siti internet quali
« resistenze.org » (del milanese Centro di Cultura e di
Documentazione Popolare) o, per chi legga l’inglese,
« solidnet.org », costruzione comune di vari Partiti comunisti ed
operai dei cinque continenti.
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giovedì 10 gennaio 2008 |
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[di Roberta Tarquini]
L'Umanità è perduta.
È essa stessa a decretarlo; e quando ancora si piange incensando le proprie spoglie martoriate già
prepara una nuova guerra, nello sforzo inesausto di affermare le premesse
fuorvianti della sua ennesima defezione.
Dolorosamente memore dello
“straziante infortunio” di salire a Dio per mezzo dello spirito mentre la carne
la avvince a terra («Tormento infinito, / l'avere inseguito Dio» G. Trakl),
essa è tutta tesa nello sforzo di rimuovere una volta per sempre quel residuo
di nostalgia del divino attraverso cui le si impone il legame con un altrove cui chi è appartenuto aveva riservato un
destino di salus e di felicità che ora riconosce esserle precluso.
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Ceneri dell'oblio. Domenico Brancale, L'ossario del sole, Ed. Passigli. |
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mercoledì 02 gennaio 2008 |
[di Gianluca Pulsoni]
Se si fosse
almeno un indiano, subito pronto e sul cavallo in corsa, torto nell’aria, si
tremasse sempre un poco sul terreno tremante, sinché si lasciavano gli sproni,
perché non c’erano sproni, si gettavano via le briglie, perché non c’erano
briglie, e si vedeva la terra appena innanzi a sé come una brughiera falciata,
ormai senza il collo e la testa del cavallo!
Franz Kafka, Desiderio di diventare un indiano
I
Non sarò mai al sicuro dentro la parola. L’epigrafe dell’ Ossario è la lapide dell’io, l’inferno sepolto
del poeta, la dannazione dell’eternità mai morente dell’ eroe: la condanna a
morte del linguaggio, l’estrema persecuzione che producono le parole,
marchiandoci con i loro segni di
vanità il corpo-mondo della nostra
voce, che, invano, è sempre caduta e sempre altrove.
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venerdì 21 dicembre 2007 |
[di Gianni D'Elia]
Perchè tutto ciò che accade mi sembra così italiano?
Dove italiano vuol dire: una cosa irrisolvibile, immodificabile, impossibile da accettare.
La "scuoletta marchigiana" dovrebbe, con Sanchi, Nota, e tutti gli altri amici, insistere sul grande vuoto di coscienza storica e critica del presente, e dunque del passato e del futuro. Benissimo le ricerche sulle stragi, la pedagogia di sinistra, l'anticlericalismo poetico. Ma io insisto con la domanda: perchè, quando pensiamo alle cose italiane, dentro di noi sentiamo, ancora prima di pensare, una fitta indistruttibile di dolore, una delusione e una nausea definitive?
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Un corpo senza posto. Poesie inedite di Simone Lago |
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mercoledì 19 dicembre 2007 |
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[di Davide Nota / Simone Lago]
Poesia informale, orale,
magmatica, tendenzialmente poematica, quella di Simone Lago, nato nel 1983 in provincia di
Padova e di cui pubblichiamo, dopo una prima selezione contenuta
nell’e-antologia “Scorie contemporanee”, alcuni nuovi testi inediti. La volontaria incompiutezza
espressionistica del verso si fa qui cifra di una inquieta ricerca di senso,
di significazione del dato reale. «Da che paese vieni» è la domanda irrisolta e
irrisolvibile con cui il poeta biblicamente apre la silloge. Ricerca
interiore, si faccia attenzione, mai astratta da una dimensione quotidiana
visivamente composta da tutto un repertorio di oggetti desunti dal mondo reale
(teiere, scale mobili, lenzuola, telefoni) e linguisticamente da un uso
coerente di locuzioni colloquiali spesso sfumate in veri e propri discorsi
liberi indiretti.
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