|
[di Stefano Sanchini]
(voce
fuori campo):
Vi
aspettavano campi in fiore
e
torrenti per essere guizzanti trote
con
i corpi nudi e in amore
di
chi col passo batte la strada,
“…
chi della zingarella s’innamora
nel
bosco gli tocca di andar…”
ché
l’amore non si prende
come
non si prendono l’alba e le stelle;
ad ogni arrivo una nuova partenza!
Il
Coro del Popolo Nomade:
Siamo
la schiera del popolo nomade
Siamo
i Sinti i Gitani i Rom gli Zingari
Siamo
gli abitatori del Vento,
come
disse il Padre degli Avi
“non
esiste tetto migliore
di
quello dove volan gli uccelli”
come
il poeta non si siede chi cerca,
3000
volte abbiamo girato il globo terrestre
ché
l’occhio mai nel veder si disseta,
giungemmo
così tra la foschia e le nebbie
nei
paesi a portare consiglio
al
fabbro, che picchiava il ferro sulla via
Siamo
artigiani musici artisti
con
il circo portavamo il sorriso
nella
noia borghese,
Siamo
astrologi cartomanti veggenti
coi
marinai nei porti ci confrontammo
sul
segreto delle stelle e dei venti,
Siamo
cacciatori cercatori di bacche erboristi
ma
per molti di noi il viaggio finì
nei
Gulag nei Lager nei Roghi
della
Santa Romana Eclesia,
così
aveva deciso il popolo dei seduti
dalle
larghe panze e braghe sciolte decise
che
noi non eravamo degni alla vita,
con
la legge prescrisse
senza
cittadinanza né identità
e
oggi desiderano le nostre impronte preziose;
nelle
nostre mappe sono segnate
solo
montagne e fiumi d’attraversare.
La
nostra lingua non conosce la parola “confine”
e
ora confinati siamo sotto ponti-fiumi discarica
in
parcheggi a stanziare o nella zona industriale,
Siamo
truffatori imbroglioni e ladri
Condannati
da voi alla vostra identica preda
Siamo
la notte scura, con passo felino
nelle
vostre case entra a rubare
come
voi l’uovo alla gallina; Ricordati
gli
Zingari non hanno inventato il denaro!
gli
Zingari non fanno la guerra!
a
elemosinare si va per i figli,
come
i vostri Santi a domandare
denaro
agli inquieti passanti,
paghiamo
ben caro quel poco di money
ogni
giorno con calunnie ed insulti;
anche
questa notte brucia il campo Rom
di
questi tempi le stufe funzionano male
nessuno
a coraggio di dire che tra le fiamme
c’eran
risate di giovani nazi
dalle
teste rasate e urlavano “ Raus”
Veniamo
e andiamo nell’orizzonte
presto
tornerà alta la nube polverosa
delle
nostre carovane, i cuori scalpitanti
dei
nostri cavalli, e carretti e suoni e canti
di
cose meravigliose a voi sconosciute,
Ridateci
le ginocchia la fisarmonica e la casa
la
nostra casa che è il viaggio…
(voce
fuori campo):
… e
voi esseri scodinzolanti e ululanti
che
avete appena stanato la luna
cosa
siete venuti a dire
in
mezzo questa canea umana?
Il
Coro dei Cani:
Siamo
i guardiani delle vostre case
con
noi il pollaio è al sicuro
la
volpe alla giusta distanza,
Siamo
i custodi del gregge
segugi
al cacciatore,
del
tubero prezioso i trovatori,
Siamo
la fortuna a chi ha smarrito la strada
Siamo
la speranza nella slavina
gl’occhi
del cieco, la luce
nelle
solitudini umane, ma siamo stanchi
ci
organizzeremo in branchi sempre più grandi,
di
questi padroni che padroni sono del niente
con il loro fetido impiegatizio
odore
rincasano
a tarda notte nella nevrosi
a
scaricare su noi le colpe e la rabbia;
pensa
al cane che fugge nel centro di Manathann,
evasa
la triste cuccia umana
deve
eludere genti, superare le avenue
le
sopraelevate le otto corsie
tre
giorni d’intenso cammino
per
arrivare al limine della città canaglia
sull’orlo
del National Park, dove
finalmente
felice fare la cacca;
alla
fine di ogni libertà c’è un ranger
alla
fine del ranger una cagnesca prigione.
La
natura come a voi ci ha dato
prima
mangiare e poi defecare
che
colpa dunque abbiamo noi
rispetto
a voi che avete asfaltato il mondo
togliendo
al mondo il mondo?
Rivendichiamo
il nostro diritto al verde
dove
correre scavar buche e giocare alla lotta
poi
immergere il naso nella fresca rugiada,
Reclamiamo
feroci la casa
la
nostra casa che è il verde…
(voce
fuori campo):
guardate
la moltitudine di genti che arriva
forse
tra loro c’è più di un compagno
onesto
e sincero per ognuno di voi
sentiamo
chi sono!
Il
Coro degli Stranieri:
Noi
non siamo o così d’essere pare
quando
ogni giorno straniero ti senti chiamare.
Siamo
i cingalesi i congolesi i peruviani
i
moldavi i marocchini i cinesi
Siamo
gli indiani i russi i rumeni
i
pakistani i coreani i senegalesi
Siamo
gli albanesi i turchi gli slavi
e
Siamo e Siamo il genere umano
che
un’economia ingiusta che pensa per pochi
ha
escluso dal mondo,
prima
ancora Siamo Vasile Pedro e Mohamed
prima
ancora il bagaglio di vita da rifare e disfare.
Siamo
stati sciamani capi tribù e guerrieri,
eravamo
vasai e pastori
pescatori
dalla pelle salmastra,
fummo
contadini che pensavano:
“chi
nasce in un posto
di
quella terra si deve prendere cura
e
lei restituirà lieta i suoi frutti”
poi
un giorno scopri che la terra è di un tipo
che
parla una lingua che nemmeno conosci,
allora
inizia il tuo Esodo verso terre promesse
a
cercare lavoro quando prima cercavi
il
sogno; No! La solitudine e la fame
non
sono le bestie peggiori
che
s’incontran nel viaggio.
“per
ogni tazza di caffè che si beve
c’è
una schiena piegata
dall’altra
parte del mondo”
una
vita di stenti può fare di una pecora un lupo
ma
noi siamo qua in Esilio a chiedere casa
la
nostra casa che è una vita semplice e onesta…
(voce
fuori campo):
Non
temete, restare uniti si deve
non
mettersi contro, l’uno con l’altro
come
qualche burattinaio nascosto vorrebbe,
e
per quanto le cose vadano male tra poco
e di nuovo, anche la scuola si farà per la strada...
|