[di Gianni D'Elia]
Perchè tutto ciò che accade mi sembra così italiano?
Dove italiano vuol dire: una cosa irrisolvibile, immodificabile, impossibile da accettare.
La "scuoletta marchigiana" dovrebbe, con Sanchi, Nota, e tutti gli altri amici, insistere sul grande vuoto di coscienza storica e critica del presente, e dunque del passato e del futuro. Benissimo le ricerche sulle stragi, la pedagogia di sinistra, l'anticlericalismo poetico. Ma io insisto con la domanda: perchè, quando pensiamo alle cose italiane, dentro di noi sentiamo, ancora prima di pensare, una fitta indistruttibile di dolore, una delusione e una nausea definitive?
Cessazione di amore, scrisse l'ultimo Pasolini.
C'è chi sta imparando la lingua, col desiderio di andarsene a vivere altrove. Molti dicono: in Spagna. Qualcuno di voi fa il ricercatore in Francia, perchè la baronia universitaria non lo contempla: non importa se è un cervello di prima grandezza, nè importa la lena e la facoltà di lavoro storico e ideologico.
Questo è un paese clericale, un paese mafioso, di clan e di massonerie segrete. Da noi il liberalismo e il comunismo sono stati frullati dal cattolicesimo di potere, fino a farne un enorme centro di immobilismo, al pari della grande tenaglia di San Pietro, dove i secoli passano senza traccia e mangiano gli uomini.
Ora, il vero problema è proprio questo: la riproduzione immodificabile dell'individuo socializzato italiano.
L'individuo personale, di Marx e dei poeti, qui da noi, sarà sempre un capro espiatorio, proprio perchè in lotta contro l'individualismo socializzato del cinismo nazionale, del particulare, fino al nazismo leghista.
L'unica rivoluzione possibile è quella poetica: uno per uno, contro l'ideologia italiana della finzione.
Dicembre 2007
|