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[di Riccardo Fabiani]
Il sesto anno de "La Gru" si apre in un'atmosfera rarefatta, un clima da assedio che non giunge inatteso, visti gli ultimi 30 anni (almeno) di storia nazionale [1]. In questo contesto molto particolare, ci avviamo ad espandere ulteriormente il progetto de "La Gru": un contesto di soffocamento, di morte per asfissia da intrattenimento. Inevitabilmente dobbiamo chiederci, non troppo retoricamente: quale senso per un progetto editoriale oggi? Quali forme di resistenza e proposizione, di collegamento e dialogo?
L'editoria, che si tratti della stampa, di pubblicazioni scientifiche o poetiche, oscilla ormai fra irrilevanza, obbedienza ed entertainment: obbedienza, perchè ciò che viene pubblicato oggi in Italia è spesso supino ai diktat imprenditoriali di personaggi e gruppi che ricavano vantaggi politici, prima ancora che economici, da edizioni inutili, ovvero scambi di favore interni ad un'elite pseudo-intellettuale che fa egemonia culturale attraverso l'abbassamento del livello del dibattito; intrattenimento, perchè la logica puramente economica, di profitto fine a se stesso, è dilagante, dando spazio al libro o all'informazione come fuga dal reale, consumo, superficialità; irrilevanza, perchè tutto ciò che cerca di porsi al di fuori di questa logica viene marginalizzato o si costringe a rifugiarsi in bantustan culturali funzionali alla logica di graduale restringimento degli spazi di dibattito ed educazione democratica.
Gli spazi di libertà editoriale ed informativa stanno perciò diminuendo, messi sotto pressione da una lenta assuefazione alla rivoluzione per via catodica del Paese [2]. I concetti di verità fattuale, istituzioni, protocollo, partecipazione, libertà di critica e di dibattito sono assorbiti e sostituiti da una polarizzazione dell'opinione pubblica in cui informare o approfondire è diventato problematico. La stampa diventa così uno strumento di manipolazione del lettore, presa da assalto dalle esigenze di un potere sempre più interessato a creare forme di comunicazione prive di intermediazione interpretativa, analitica o culturale: se l'autorità ha bisogno di trasmettere informazioni senza filtro o contrappunto critico, il giornalista, l'intellettuale, l'artista diventano superflui, quando non dannosi – meglio rimpiazzarli allora con figuranti. Come nella pubblicità si evita (in genere) la comparazione, nell'informazione odierna si fa a meno della discussione [3]. Allo stesso modo, l'editoria non svolge più ruoli di mediazione o di ampiamento del dibattito; l'editoria è accettabile solo nelle forme dell'intrattenimento dopolavoristico o della cassa di risonanza del potere.
L'invasione della stampa gratuita finanziata dalla pubblicità (e perciò responsabile nei confronti dell'inserzionista e non del lettore) e dei nuovi linguaggi mediatici porta così ad un'alienazione del potenziale lettore dalla faticosa intermediazione dell'editoria. Internet non è certo la soluzione all'onnipervasività dell'intrattenimento, privilegiando l'iper-attenzione alla lettura approfondita e l'abilità informativa alla facoltà cognitiva [4]; difficile pertanto vedere nell'abbattimento dei costi legato all'espansione della Rete e all'ascesa dell'e-book il rilancio del ruolo dell'editoria [5]. La gratuità (finanziata dalla pubblicità) sta portando così ad un'eutanasia quasi indolore dell'informazione e della cultura, in un generale livellamento verso il basso del dibattito collettivo, dell'istruzione, della cultura e dell'arte – fino all'aberrazione concettuale dell'edutainment, in cui l'istruzione è costretta a camuffarsi da intrattenimento per essere somministrata in dosi controllate ad una popolazione ormai devitalizzata ed addomesticata ai dettami della comunicazione mediatica.
Nel magma televisizzato del dibattito nazionale, la Sinistra, gli artisti e tutti gli operatori della cultura si trovano di fronte ad un dilemma inevitabile, come lucidamente evidenziato da Furio Colombo proprio sulle pagine de "La Gru" [6]. L'alternativa diventa cioè quella fra il rifiuto fermo di ogni contaminazione col sistema della comunicazione, col rischio di finire nel pozzo dell'irrilevanza, della testimonianza marginale e puramente resistenziale; e il tentativo di misurarsi con i nuovi linguaggi, rischiando però di essere risucchiati nel circuito autoreferenziale e invasivo dell'intrattenimento, del livellamento verso il basso della società dello spettacolo. D'altronde, se i nuovi linguaggi hanno regole truccate che impediscono la disseminazione, la contaminazione, il dibattito e la fecondazione delle idee, la partecipazione finisce per ridursi alla legittimazione di un sistema inaccettabile, in cui il dissenso è tollerato finchè si limita ad essere folkloristico o funzionale alla logica dell'entertainment. Stretti d'assedio, l'unica risposta sembra essere diventata il ritiro dai circuiti della comunicazione binaria e demagogica, per rilanciare invece un progetto editoriale di dialogo, polifonico, di democrazia partecipativa, di fecondazione delle idee ed di inclusione/espansione della cultura [7].
Abbiamo sperimentato tutto questo su noi stessi, sia nella ricerca di un sostegno istituzionale alle nostre attività che nel tentativo di riorganizzare "La Gru", di farne un progetto reticolare che possa avvalersi anche di una struttura associativa. Scarso, se non nullo, l'appoggio ricevuto da molte di quelle istituzioni che sono ormai oggetto di un assalto clientelare che impedisce la valorizzazione di qualsiasi progetto, meno che mai nel campo umanistico; mentre la virtualità di Internet non può bastare, se si vuole ripristinare una filosofia della praxis e una coralità dei generi e così evitare la ghettizzazione. In quest'ottica, la ricerca di un intreccio fecondo fra digitale e cartaceo, fra virtualità e distribuzione editoriale rimane e rimarrà per noi un punto imprescindibile per ogni discorso sulla realtà negli anni a venire; così come il dialogo con voci già affermate della cultura e la messa in evidenza di nuovi autori e nuovi punti di vista critici, la relazione fra poesia e realtà, la ricerca storica ispirata ad una nuova etica repubblicana e l'esplorazione delle resistenze orientali all'informe avanzata della comunicazione. Tenteremo così di creare dei buchi nella rete: perforazioni nel sistema della comunicazione che ci avviluppa, per cercare di mettere in risalto logiche e contraddizioni di questo basso impero; e aperture che connettano il reale e il cartaceo con il virtuale ed Internet, per creare quella coralità di cui si sente un'urgenza sempre maggiore.
[1] Si veda Giampiero Marano, "Il Trentennio", La Gru, Anno IV, numero 5, Giugno 2008.
[2] Jeff Israely parla efficacemente di "Berlusconistan" e "reality-show republic" in "Berlusconi and the Girl: No Spice, Thank You", Time, 29 Maggio 2009. Reperibile presso: http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1901624,00.html
[3] Questa tecnica e' ben descritta da Mauro Calise in "La costituzione silenziosa", Laterza, 1998. Si tratta di una strategia di comunicazione mediatica sperimentata per primo da Ross Perot nelle elezioni presidenziali americane del 1992: la comunicazione politica non e' filtrata dall'intermediazione giornalistica, bensi' presentata nel formato pubblicitario, in cui slogan generici e di impatto vengono indirizzati a fasce di popolazione piu' vulnerabili a questo tipo di discorso, con l'inevitabile risultato di impoverire il dibattito, di saltare le fasi di intermediazione culturale e sociale condotte da giornalisti ed opinion leaders e di rendere il politico convincente. Si pensi in Italia all'utilizzo intensivo del settimanale "Chi" fatto da Silvio Berlusconi per rispondere ai propri scandali personali.
[4] I termini di iper-attenzione, lettura approfondita, abilita' informativa e facolta' cognitiva sono mie libere traduzioni dal seguente articolo: Cedric Biagini e Guillaume Carnino, "Le livre dans le tourbillon numerique", Le Monde Diplomatique, Settembre 2009.
[5] Soprattutto bisogna considerare che la reperibilita' totale del prodotto editoriale su Internet sta rafforzando la tendenza alla concentrazione oligopolistica nel mercato e il superamento della figura del libraio o dell'editore, restringendo ulteriormente gli spazi di liberta'.
[6] Davide Nota, "Gli altri arriveranno dopo. Incontro con Furio Colombo", La Gru, Anno IV, numero 6, Giugno 2009. Colombo dice: "Quindi le mani si sporcano appartenendo al sottordine dei giornalisti, mentre diventano smaglianti e visibilissime quando si appartiene all'Ordine dei giornalisti in cui si stabilisce chi e' di destra, chi e' di centro e chi e' di sinistra. Ma non lo stabilisci tu con la tua vita e il tuo militantismo, lo stabilisce il centro di potere a cui hai deciso di partecipare perche' e' piu' divertente che non partecipare".
[7] Davide Nota, "Lo stile della conversazione", La Gru, Numero 1, Settembre 2005.
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