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redazione |
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Daniele De Angelis
Riccardo Fabiani
Loris Ferri
Simone Gallinella (Dir. resp.)
Fabio Monti
Davide Nota
Gianluca Pulsoni
Luigi-Alberto Sanchi
Stefano Sanchini
hanno collaborato:
Augusto Amabili
Danni Antonello
Matteo Boscarol
Franco Buffoni
Serse Cardellini
Furio Colombo
Gianni D’Elia
Marco Di Salvatore
Fabio Franzin
Massimo Gezzi
Raimondo Iemma
Simone Lago
Franca Mancinelli
Giampiero Marano
Francesco Marotta
Francesco Martini
Emiliano Michelini
Aymeric Monville
Claudia Ortenzi
Umberto Pascali
Giovanni Pellegrino
Enrico Piergallini
Andrea Ponso
Marwan Rashed
Flavio Santi
Gisella Speranza
Roberta Tarquini
Nichi Vendola
Cesare Viviani
Matteo Zattoni
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Il Deuteragonista. Parole d'amore su "Rom" |
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sabato 26 giugno 2010 |
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[di Milan Jodic]
I. Epigrafe
chi molto fa molto sbaglia, e forse,
nell’arte come nella vita, perfezione e grandezza
non vanno sempre d’accordo… [1]
Questa non vuole essere una Cronistoria del poema in versi: “Rom” di Loris Ferri. Né tanto meno un commento, o peggio ancora una sinopie. Questo vuole essere solamente un tentativo di ricomporre l’architettura immaginifica di una composizione inedita. Per ciò sono giunto all’idea di riportare qui, e non in post-fazione al testo, queste riflessioni sulla materia epica, per di più corroborato nelle intenzioni dai colloqui con un grande maestro e amico, il quale a suo tempo, aveva constatato l’inefficacia di una ermeneutica poetica in epigrafe ad una sua opera.
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In morte e in vita di un poeta |
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sabato 29 maggio 2010 |
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[di Gianni D’Elia]
Angelo Ferrante! Chi era costui? –
come don Abbondio, ruminerà il critico e il lettore. E il qui presente
cronista, pieno di dolore e quasi di sdegno, se non fosse l’ansia di dover
scrivere e ragionare a dominarlo e in parte a calmarlo, risponderà: un poeta
italiano!
E cioè uno scrittore di versi,
come ci ha insegnato Caproni. E anche, come ebbe a dire Fortini a una platea di
giornalisti, poco prima di sparire nel 1994, con queste dure parole: “un
letterato, un poeta, e cioè un nulla, oggi, in Italia”.
Nel suo libro ultimo e più bello,
Dentro la vita, edito da Moretti e Vitali nel 2007, parlando del dolore di una
perdita riaccesa dalla memoria, Angelo ha scritto anche della sua morte, lunga
di tre anni di malattia bestiale: “Poi anche quella pena fuggì via, / quando la
morte si stancò del male, / e giugno mandò rondini e cicale / a piangere il
dolore e la follia”.
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martedì 20 aprile 2010 |
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[di Fabio Monti]
Il destino comune dei geni è l’incomprensione dei contemporanei (e spesso anche dei posteri), l’isolamento, l’emarginazione, la messa al bando dai confini della città, della polis. La storia dell’umanità è piena di esempi in tal senso: dall’esilio di Dante alla pazzia di Van Gogh, dalla solitudine estrema di Nietzsche al barbaro assassinio di Pasolini, la storia tende costantemente a ripetersi.
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Trentennio. Incontro con Gianni D’Elia |
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venerdì 26 marzo 2010 |
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[di Davide Nota]
Concludiamo con questa lunga e ricca conversazione la sezione monografica dedicata, in questo numero annuario de «La Gru», al poeta e scrittore Gianni D’Elia. D’ora in avanti, ogni nuovo numero della nostra rivista conterrà uno studio d’approfondimento su un autore di poesia o prosa italiano, con un ciclo di testi inediti, una lettura critica ed un colloquio.
Gianni D’Elia (Pesaro, 1953) è autore fertile e generoso, “mai domo” come lo ha definito Flavio Santi su «Gli altri». Dal 1980 ad oggi ha pubblicato numerosi libri di poesia, come Non per chi va (1980), Segreta (1989), Notte privata (1993), Congedo della vecchia Olivetti (1996), Sulla riva dell’epoca (2000), Guerra di Maggio (2000), Bassa stagione (2003), Trovatori (2007), Coro dei fiori (2007) e Quadri della riviera (2009). Negli anni '80 ha diretto la rivista di critica letteraria «Lengua».
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Dove va la poesia italiana? |
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lunedì 08 marzo 2010 |
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[di Davide Nota]
Vorrei partire da un bel volume di teoria e storia della poesia italiana contemporanea, Critico e testimone. Storia militante della poesia italiana 1948-2008 (Moretti & Vitali, 2009), a firma del giovane italianista pugliese Daniele Maria Pegorari.
Arrivo subito al dunque: cosa c’è secondo me di davvero interessante in questo libro? Innanzitutto il fatto che le categorie interpretative tradizionali della poesia italiana del Novecento vengono rimesse in discussione e liberate sia dai totem e tabù della ideologia italiana della separazione specialistica (il depuratore purista, da Mengaldo a Piccini) che dalle operazioni editoriali, di baronato ideologico e di gruppo (da I novissimi della neo-avanguardia a Parola plurale di Cortellessa & Co.). Questo atteggiamento potrà consentire, d’ora in poi, una veduta libera e d’insieme sulla sostanza formale, filosofica e filologica della cosa poetica, senza forzature viziate da aggruppamenti o pretesti ideologico-estetici del critico curatore.
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Una bava di vento. La poesia di Adelelmo Ruggieri |
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lunedì 04 gennaio 2010 |
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[di Franca Mancinelli / Adelelmo Ruggieri]
Una delle poesie più intense di Massimo Ferretti, Polemica per un’epopea tascabile, si conclude con un’affermazione che può sembrare una resa disarmata nei confronti del reale, e che invece, proprio in virtù del suo carattere di inerme trasparenza, si rivela in effetti una forza: «Ma sappiate che io non so nuotare: e il coltello dell’odio e dell’amore l’ho sepolto nel mare». Per meglio comprendere la tenuta di questa conclusione e il suo sostanziale atto di risarcimento nei confronti di un’esistenza segnata dalla malattia e dalla marginalità, bisogna rileggere Anch’io sono il mare, un’altra fondamentale poesia di Ferretti, e soffermarsi soprattutto sul suo ultimo verso, ripreso dal titolo. Chi ammetteva la propria incapacità di conciliarsi con il reale e di incontrare gli altri e si votava ad un’esistenza di solitudine e primordiale felicità, colui che dichiarava di non sapere adoperare il “coltello” delle emozioni, riesce alla fine a divenire il mare, quell’«eterna emozione» potente e inscalfibile ad ogni forma di violenza.
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Flussi della memoria. Appunti di viaggio |
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lunedì 14 dicembre 2009 |
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[di Loris Ferri]
Fermate tutti gli orologi, staccate la cornetta,
date al cane un osso succulento prima che si metta
ad abbaiare, zittite i pianoforti e al cupo segnale
del tamburo portate fuori il feretro, parta il funerale.
Alti gli aeroplani s’avvitino con voce di sconforto
Scarabocchiando in cielo la notizia E’ Morto.
Mettete un nastro nero al collo bianco di ogni piccione,
fate indossare ai vigili guanti neri di cotone.
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sabato 13 giugno 2009 |
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Viaggio alla disperata ricerca di una scia che (non) c'è...
Le parole di Domenico Brancale [1]
[di Maurizio Inchingoli]
I.
Un fremito, una sensazione di spossessamento si incunea nei nostri corpi dormienti, fatti d'aria e di aura che si palesa nostro malgrado. Un lungo viaggio che ci attende e che ci rifiutiamo di intraprendere, per non abbandonare questa radura solitaria nella quale ci siamo sistemati dopo tanti sacrifici. La voce malformata di Domenico Brancale, come una tempesta perfetta, declama scie deformate, catarrose, ottundenti, e noi aggrappati al nulla che cerchiamo di resistere a tanto ardore, con gli occhi chiusi per godere della parola, spazzata via a forza di rantoli e di grida sussurrate.
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lunedì 26 maggio 2008 |
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[di Loris Ferri]
1. Al posto dell’introduzione
«... fare del male non è, in verità, così diabolico quanto… il suo rinominarlo bene. Ciò significa togliere a tutte le morti la loro importanza, capovolgerle leggerle all’inverso… Capovolgere e da dentro abbattere i criteri della verità. E alla fine, nella bocca della verità mettere la menzogna…». (Denis de Rougemont, La parte del diavolo)
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Mala kruna: osservazioni sul buio e sulla luce |
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lunedì 28 aprile 2008 |
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[di Norma Stramucci]
Talmente è ricorrente in Mala kruna, opera prima di Franca Mancinelli, Manni 2007, la presenza della dicotomia buio/luce, che l’impressione, a lettura ultimata, è quella di essere entrati, e usciti, dal Tempio di Delfi, abitato da Apollo durante le estati calde e inondate di luce, e da Dioniso durante gli inverni, naturalmente scuri, bui.
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